sabato, 10 maggio 2008

I nuovi ministri

In questi giorni ho scritto su Peppino Impastato e ho riportato l’appello per una manifestazione in vista del forum sociale antimafia.

Ma adesso non posso esimermi dal ringraziare il Presidente Berlusconi per aver portato a palazzo Chigi questa straordinaria bellezza italiana. Bravo Presidente…come dire: iniziamo bene.

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Peccato però per l’esclusione di quest altro fenomeno… anche perché era l’unica rappresentante in parlamento della (o con… scegliete voi) “cosa rossa”.

Michela Brambilla

Come dire: “froci a sinistra e puttane a destra”…

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venerdì, 09 maggio 2008

30 anni dalla morte del compagno Peppino Impastato

peppino_impastatoDa Lotta Continua alla candidatura con Democrazia proletaria, in polemica aspra con il partito comunista del compromesso storico, che vedeva la mafia solo come fenomeno dell'arretratezza dello sviluppo Peppino pensava che il neoliberismo fa bene alla mafia. Lottò con i contadini, con gli edili, unendo lotte sociali e impegno culturale. La sua antimafia correva nel solco della lotta di classe, di massa, dei braccianti, delle lotte contadine non del conformismo, della legalità formale e del sistema di relazioni politiciste. La sua analisi delle mafie, partendo dalle elaborazioni di Mario Mineo, figura di straordinario rilievo teorico, seppe guardare ad esse non come fenomeno terroristico legato a nicchie di arretratezza, ma come parte integrante dei processi accumulazione del capitale, capace di adattarsi ai mutamenti dei contesti strutturali e di contrattare, di volta in volta, il potere con le rappresentanze politiche.

Giuseppe Impastato, nato il 5 Gennaio del 1948, morto il 9 maggio 1978 Rivoluzionario e militante comunista, ucciso dalla mafia democristiana

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giovedì, 08 maggio 2008

Radio Aut. Materiali di un'esperienza di controinformazione

cover_radioaut_librerieNegli anni Settanta la radio fu il mezzo più immediato e democratico per la circolazione delle informazioni. Qui si ripercorre, con documenti e racconti, l’opera di controinformazione di Peppino Impastato e dei suoi compagni di Radio Aut, focalizzando l’attenzione sui notiziari della radio nel periodo di maggiore attività e impegno della redazione (dall’agosto ’77 al febbraio ’78). Un esempio di giornalismo vero, e già solo per questo rivoluzionario.

«L’opera di Radio Aut qui documentata, merita un libro, è questo. Aut in latino è: oppure. Non è la pronuncia della parola inglese out, fuori, ma 1'opposizione dell'oppure, di un'alternativa alla informazione falsa e reticente» [Dalla prefazione di Erri De Luca].

Gli autori:

Oltre ai contributi di Peppino Impastato, il libro raccoglie gli interventi di Salvo Vitale, Paolo Arena e Andrea Bartolotta che – insieme a Carlo Bommarito, Pino Dicevi e Giovanni Riccobono – hanno minuziosamente ricostruito i notiziari della Radio. Alcuni hanno partecipato direttamente alla redazione dell’epoca, altri hanno lavorato nel contesto più ampio delle attività radiofoniche.

Erri De Luca, scrittore autore di molti romanzi, racconti e poesie, è stato negli anni Settanta tra i dirigenti di Lotta Continua.

Dal 9 maggio in edicola con Liberazione a 6,00 euro + il prezzo del quotidiano. L'edizione per le librerie sarà disponibile dal 20 maggio a 12,00 euro.

EDIZIONI ALEGRE

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martedì, 06 maggio 2008

Appello per una Manifestazione nazionale contro la mafia in occasione del Forum sociale antimafia 2008

Sono passati ormai trent’anni dall’assassinio politico-mafioso di Peppino Impastato e 29 dalla manifestazione nazionale contro la mafia che abbiamo organizzato a Cinisi in occasione del primo anniversario della sua morte.

Non possiamo dire che da allora nulla sia cambiato; abbiamo raggiunto obiettivi importanti con il nostro impegno e con la lotta quotidiana che abbiamo condotto io, mia madre, i compagni di Peppino, Umberto Santino e Anna Puglisi fondatori del Centro siciliano di documentazione di Palermo, successivamente dedicato a Peppino, seguiti da una parte della sinistra e dei movimenti legati alla nostra storia e alla nostra lotta.

Abbiamo affrontato un lungo percorso di fatica e di sofferenza che ci ha portato anche a sperimentare l’amarezza e la rabbia quando abbiamo toccato con mano le collusioni tra la politica, le istituzioni e la mafia.

Il lavoro di memoria e le attività portati avanti in questi anni sono stati difficili, ma non certo inutili: hanno contribuito a sviluppare una coscienza antimafiosa nelle nuove generazioni che hanno recepito positivamente il nostro messaggio.

Il pensiero, le idee di Peppino e la sua esperienza di militante comunista che guardava tutte le sfaccettature della realtà lo conducevano a partire dal basso, riprendendo la linea delle lotte contadine, anticipando i tempi e accelerando un processo di crescita e di presa di coscienza rispetto al pericolo costituito dalla mafia, fino ad allora volutamente sottovalutato: la sua era una vera e propria lotta di classe contro un sistema criminale basato sullo sfruttamento e sulla sopraffazione.

Non è stato facile per lui, così come non è stato facile per noi: abbiamo raccolto la sua eredità e siamo andati avanti, cercando di continuare giorno dopo giorno per costruire un progetto di antimafia sociale che partisse dall’esperienza di Peppino, dalle sue lotte nel territorio contro la speculazione edilizia, contro la disoccupazione, a fianco dei contadini di Punta Raisi che venivano affamati dall’esproprio delle proprie terre.

 

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mercoledì, 30 aprile 2008

Basta con la festa della Casta! Appello per un primo maggio a Roma di lotta e di indignazione!

Untitled-1La degenerazione della politica istituzionale, esibizione evidente della crisi irreversibile della rappresentanza, ha portato ad identificare il ceto partitico con una Casta oligarchica e indifferente ai bisogni delle e dei cittadin*.

Ma un'altra Casta che, a differenza di quella politica, neanche si sottopone alla verifica della propria rappresentatività formale, è ancora più intoccabile: è quella dei sindacati confederali Cgil, Cisl, Uil, che da decenni monopolizzano la titolarità della negoziazione, i diritti sindacali nei luoghi di lavoro e i diritti di tutt* ovunque, anche di chi non è lavoratore dipendente.

Gli ultimi “capolavori” dei sindacati concertativi, in accordo con l’ex-governo Prodi, sono ancora davanti agli occhi di tutti: il catastrofico Protocollo del 23 luglio, che massacra ulteriormente le pensioni ed eternalizza la precarietà; il conseguente imbroglio del referendum confermativo; il tentativo di furto del TFR; la detassazione degli straordinari e i regali faraonici alle aziende (con la restituzione del cuneo fiscale, l’abbassamento dei tributi, le facilitazioni d’impresa); la beffa di contratti ancora aperti dopo tre anni o chiusi con bidoni colossali.

E questo mentre si doveva con estrema urgenza ridistribuire il reddito a chi lo produce, dentro e fuori la prestazione lavorativa. I dati in questo senso parlano chiaro: al lavoro va meno del 40% della ricchezza prodotta mentre alle imprese va oltre il 60%.

Per non parlare poi degli incrementi di produttività garantiti dalle nuove tecnologie e della ricchezza che viene prodotta continuamente nell’esperienza di vita, di formazione e di consumo.

Senza equivoci sappiamo che i padroni si portano a casa la fetta maggiore della ricchezza del paese mentre licenziano, sfruttano, sfrattano, utilizzano in maniera sfrenata la precarietà consentita dalla legge 30 e dal pacchetto Treu, leggi che l’ex-governo Prodi avrebbe dovuto, almeno sulla carta, immediatamente cancellare.

In questo clima la Casta sindacale si sente più che mai onnipotente e nell’ultimo biennio ha fatto ulteriormente in pezzi la democrazia nei luoghi di lavoro, quella libertà sindacale per la quale ci siamo battuti in tutti questi anni, incontrando l’ostilità tanto dei governi di centrodestra, quanto di quelli di centrosinistra.

Entrambi, zelanti, hanno inventato continue imposizioni arbitrarie e illegali per impedire il conflitto, per sgomberare il campo da coloro che vogliono riaffermare ed estendere i diritti dei salariati e dei precari che chiedono lavoro stabile e/o garanzia del reddito, reddito sganciato dalla prestazione lavorativa ed esteso al terreno dei servizi, della formazione e dell’abitare. Infine la strage di Torino, l’indifferenza dei sindacati di Stato che hanno svenduto la sicurezza e la salute dei lavoratori pur di non confliggere con le imprese.

Un fatto insopportabile che continua a produrre, oltre e contro ogni retorica, indignazione e rabbia.

Di fronte ad un scenario del genere ritorna, come ogni anno, l’appuntamento confederale del primo maggio romano...è troppo, davvero troppo!

Questo lo diciamo non perchè siamo generalmente avversi alle feste o ai concerti o ai grandi raduni giovanili; tutt’altro.

Ciò che riteniamo insopportabile è che i sindacati concertativi abbiano ancora il coraggio di festeggiare, nonostante l’aggressione senza fine al lavoro, alle donne e agli uomini, ai giovanissimi stretti in una morsa ricattatoria senza precedenti, alle pensioni.

Riteniamo inaccettabile questa ipocrisia e invitiamo a riflettere in primo luogo le/i tant* che ogni anno raggiungono San Giovanni per il concerto; in secondo le/gli artisti che saranno invitati a suonare quest’anno.

Perchè prestare il fianco a questa ipocrisia? Perchè non disertare? Perchè non pronunciare parole di dissenso nei confronti di una Casta irrispettosa dei diritti di tutt*?

Domande e questioni che ci spingono ad iniziare un percorso nuovo, da costruire in tant*, da comporre con intelligenza, creatività e radicalità: un primo maggio romano di conflitto e di indignazione contro la festa della Casta!

Un primo maggio dei precari e delle precarie, dei lavoratori che non scelgono il silenzio, delle e degli student*, un primo maggio migrante. Sulla scorta di questi ragionamenti invitiamo tutt* le/i lavoratrici/lavoratori, le/i precar*, le/gli student* e le/i disoccupat*, tutte le organizzazioni sindacali di base, i Centri sociali, le reti di movimento a discutere la possibilità di un percorso comune domenica 2 marzo alle 14 a Firenze, nell’ambito della due giorni promossa dal movimento fiorentino, negli ultimi mesi bersaglio di un accanimento giudiziario senza precedenti.

Basta con il precariato, lavoro stabile e sicuro, reddito garantito per tutte e tutti

Abrogazione della legge 30 e del pacchetto Treu

Basta con il monopolio Cgil-Cisl-Uil sui diritti sindacali

Estendere i diritti sociali a tutti/e, nel lavoro e oltre il lavoro

Per il diritto al sapere e l’accesso libero e gratuito alla cultura e alle tecnologie

Per la difesa e il potenziamento dei servizi pubblici e dei beni sociali

Basta con il massacro quotidiano del lavoratori/trici

Contro le spese militari, le politiche securitarie, il razzismo e la repressione

Per il pieno riconoscimento dei diritti dei migranti

 

PATTO CONTRO LA PRECARIETA’

Sindacato dei Lavoratori intercategoriale

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categoria: politica, lavoro, sindacato
venerdì, 25 aprile 2008

CHI NON HA MEMORIA NON HA FUTURO: ORA E SEMPRE RESISTENZA

logo_25aprile2006_350Le ricorrenze di feste nazionali o di giornate considerate importanti e significative nelle comuni vicende della storia, cui periodicamente siamo chiamati, rivestono un forte valore simbolico prima e più che celebrativo. Ripropongono ai cittadini la memoria, storicamente rivisitata, di avvenimenti centrali per la vita collettiva, evocano i principi e i valori che di quegli avvenimenti hanno costituito l’ispirazione profonda, suggeriscono la riflessione e il ripensamento su vicende che hanno variamente segnato il nostro comune sentire.  E se il “giorno della memoria della Shoah” è pienamente legittimato per la dimensione europea di quei fatti e a perenne messa in guardia dalle aberranti motivazioni razziste che hanno condotto alla persecuzione e allo sterminio degli ebrei europei, non ci pare sia propriamente così per altre giornate istituite o proposte.

Incitati dall’importanza della memoria per la qualità stessa, civile e morale, della vita collettiva, crediamo anche però che ben rare sono le date della nostra storia nazionale che possono e debbono pretendere il riconoscimento di un’assoluta, unica e irrinunciabile centralità. Ha questa centralità, deve avere questa centralità, la data del 25 aprile 1945. Si addensano in effetti in essa una straordinaria molteplicità di riferimenti e di significati, la memoria di vicende che furono decisive non per la storia italiana soltanto. Celebrando il 25 aprile infatti ricordiamo il momento culminante della Resistenza contro i nazisti e i loro alleati fascisti, con la proclamazione dell’insurrezione in tutta l’alta Italia non ancora liberata dagli eserciti alleati. E ricordiamo anche tutto ciò che ne seguì e di cui la guerra di liberazione fu la necessaria premessa: la Costituzione repubblicana in primo luogo, che dell’unità antifascista realizzata nella Resistenza fu il frutto civile e politico più alto, con la determinazione delle garanzie giuridiche fondamentali per il pieno ristabilimento delle libertà politiche e civili nel nostro paese.

Oggi assistiamo ad un ritorno della fascistizzazione della società con squallide cacce agli immigrati e con inammissibili lezioni di noti professori universitari che cercano ad ogni costo di riabilitare il ventennio fascista, mettendo in discussione anche il valore dell’antifascismo, tra l’altro già logorato da qualche anno a questa parte, e del significato del 25 aprile. Basti pensare al premier in pectore Silvio Berlusconi che in campagna elettorale ha recentemente dichiarato di non aver mai festeggiato il 25 aprile. Primo avvertimento al “nuovo” premier è arrivato dall’ex partigiano “Pillo”oggi noto come Silvano Sarti: “Attui il dettato della nostra Costituzione nella sua interezza e sia sempre rispettoso di tutti i diritti che la Costituzione consente al popolo italiano”.

Il problema è anche più profondo. In questi anni l’Italia ha dato una brusca sterzata a destra, visti anche gli ultimo risultati elettorali, lasciando ampio margine di mobilità a gruppetti pericolosi che si rifanno esplicitamente al fascismo e che si considerano suoi eredi, mettendo in pratica una politica di violenza e di squadrismo non solo mediatico. In Italia, tra gennaio 2005 e aprile 2008 si sono verificate almeno 262 aggressioni fasciste e 98 atti vandalici/danneggiamenti inneggianti al nazifascismo. Solo nel 2005 sono almeno 5 i tentati omicidi, ovvero aggressioni in cui neofascisti tentano di colpire organi vitali e i feriti versano in gravi condizioni. Il 27 agosto 2006 viene ucciso a Focene (Roma) Renato Biagetti, accoltellato da due giovani simpatizzanti di estrema destra.

Tutto ciò deve finire. Ai fascisti, e pseudo tali, nessun spazio politico, nessuna giustificazione. È ora di riaffermare il valore dellantifascismo sancito dalla costituzione repubblicana e di troncare ogni riabilitazione. Chi non ha memoria non ha futuro. Noi partiamo dalla memoria della Resistenza per costruire una società che ha voglia di recuperare le forze positive, sana, libera, multietnica e antifascista.

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categoria: politica, comunismo, antifascismo
martedì, 22 aprile 2008

25 APRILE DI LOTTA E DI FESTA

flayer 25 aprileLasciamo per un po’ alle spalle la discussione teorica sul futuro della sinistra e riprendiamo il lavoro sul territorio. Il 25 aprile, 63° anniversario della Liberazione, dedichiamo l’intera giornata al dibattito sull’antifascismo. Ieri sera sono state messe a punto gli ultimi dettagli logistici per la giornata.

Come sempre la mattina a partire dalle undici saremo a Corso Vittorio Emanuele, poco distante dalla villa comunale vista la concomitanza con il V-day2 di Beppe Grillo, per una piazza tematica e un volantinaggio sull’antifascismo, l’importanza della resistenza e del suo significato a più di mezzo secolo di distanza. La sera al centro giovani di San Tommaso, spazio adiacente la sala della circoscrizione, festa serale dal titolo RESISTENZE SONORE musica::memoria::antifascismo per chiudere insieme una giornata politica e sociale rilevante.
Durante la giornata saranno vendute le spillette realizzate da noi con il logo antifascista e la bandiera del Tibet (a breve le foto sul blog).
Speriamo in una folta partecipazione fondamentale, anche per il morale, per far rinascere una sinistra vera dal territorio, che non dimentichi le origini, che riviva ogni giorno valori fondamentali come l’antifascismo e che sappia di nuovo creare entusiasmo e partecipazione. Altro che conte all’interno dei partiti.
WWW.SCAVELLINO.SPLINDER.COM
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domenica, 20 aprile 2008

CHI HA DISTRUTTO LA SINISTRA NON SI CANDIDI A RICOSTRUIRLA.

Ieri la prima parte del comitato politico nazionale di rifondazione comunista. Il momento è difficile per tutti; non ci sono ne vincitori ne vinti. Oggi su il manifesto una frase di Matteo Bartolucci racchiude il tutto: “in fondo è lo strano destino del PRC, essere crocevia di tutto e, spesso, non dimostrarsi all’altezza del compito.” Si perché ora che si parla seriamente di ricostruzione della sinistra in Italia si parla della ricostruzione del PRC, del suo ruolo centrale. Forse è l’unico partito ad uscirne veramente distrutto, nei numeri e nell’anima, e l’unico che ha aperto le porte ai media per mettere a nudo lo psicodramma interno.

Il problema è sempre il solito: la spartizione del potere mette in secondo piano la valutazione politica di quello che sta succedendo. Si parla non di azzeramento della classe dirigente, ma se Ferrero sarà segretario, se i bertinottiani opporranno Vendola o Migliore, se la maggioranza congressuale è salva o si è sfaldata. Giochi di potere senza potere ormai. Non una parola sul fallimento politico del bertinottismo, sulla deriva moderata e socialdemocratica (denunciata fino a pochi giorni fa) che ha portato all’annientamento della sinistra di classe nel nostro Paese.

E mentre rifondazione è l’unico partito lacerato in Sinistra Democratica guardano al Partito Socialista come interlocutore preferito adempiendo alla loro vocazione naturale (e questo è un bene), e i Verdi si spaccano e molti guardano con interesse al partito democratico e alla costruzione di una corrente ambientalista al suo interno mentre altri, la minoranza guidata da Cento, vuole ricostruire una sinistra (come l’arcobaleno) cercando come sempre di salvare il salvabile. Resta solo il PdCI di Diliberto, partito salottiero e elitario come spesso si è ricordato, che blinda gli organi collegiali, non mette in discussione niente della sua politica e addossa tutto a rifondazione, a cui tra l’altro lancia l’ancora dell’identitarismo sperando di revocare vecchi sentimenti e commozione per la falce e il martello. La sostanza non cambia si vuole costruire l’ennesimo micro partitino comunista di matrice togliattiana e sperare di ritornare al governo con nuovi rapporti di forza con il PD. Ipotesi confermata dalla stesso Diliberto l’altra sera a Matrix. Ipotesi fallita miseramente alle elezioni appena trascorse.

Nessuno va al cuore del problema, nessuno ammette i suoi errori. La sinistra in Italia è sparita perché non è stata una sinistra di classe, non ha fatto quello che ha chiesto agli italiani in campagna elettorale: una scelta di parte. In due anni di governo si è oscillati dall’estremismo verbale alla sudditanza pratica, dalle prove di forza in piazza alla mancanza di pragmatismo che dia sbocco politico a quella stessa prova di forza. Perché tutto è ruotato intorno all’incubo Berlusconi e al nuovismo. Bisognava superare il novecento, bisognava dire che “il comunismo è una tendenza culturale”e che “si doveva dare alla globalizzazione un volto umano”, bisognava integrare i socialisti perché ora bisognava salvarsi la pelle e quindi servivano voti e alla fine il castello di carte è caduto.

Ora si deve ricostruire. Ma si deve ricostruire partendo dalla falce e il martello non come feticci a cui aggrapparsi ma come i simboli del lavoro, della fatica quotidiana. Bisogna ricominciare dalle periferie e dalla fabbriche, dalle scuole ai centri sociali. Bisogna partire dalla costruzione di un soggetto politico dinamico e giovane, anticapitalista al 100%, alternativo al padronato , vuoi che sia di destra vuoi che sia di centrosinistra. Un soggetto politico interno ai movimenti di lotta sul territorio, che quei movimenti non li sfrutti per prove di forza nelle istituzioni borghesi, ma li consideri parte integrante e fondamentale del partito e della lotta per una società diversa, per uno spostamento a sinistra (vedi LCR in Francia).

Il tutto però deve partire da un azzeramento totale della classe dirigente della sinistra. Tutti devono prendersi le proprie responsabilità e avere la decenza e il pudore di fare un passo indietro, chiedere scusa per questo danno enorme, e andarsene a casa. Chi ha distrutto la sinistra non può candidarsi a ricostruirla altrimenti si pone un problema di credibilità e ricominceremmo con il piede sbagliato.

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martedì, 15 aprile 2008

RICOMICIARE SUBITO… RICOMINCIARE DALLE LOTTE

Fa male dire a qualcuno, soprattutto ai compagni, “avevamo ragione” , e mai come in questo momento è anche inutile dirlo. Di fronte alla catastrofe che si è abbattuta a sinistra non si possono, e non si devono, fare distinguo. È anche inutile iniziare a puntare il dito e a condannare. È meglio fare una riflessione collettiva, seria, intelligente e onesta su quello che sta accadendo in Italia.
Abbiamo pagato tutto e abbiamo pagato caro la partecipazione al governo Prodi, abbiamo pagato il fatto di non essere stati alternativi fino in fondo. Ed è anche da scemi marcare la sottile linea tra PCL, SC e Arcobaleno. Oggi tutti paghiamo e tutti siamo seppelliti dalla macerie. E tutto questo è il frutto di una linea politica sbagliata, perpetrata fino all’annientamento totale, al rifiuto della società civile.
Bertinotti ha sbagliato, e ha sbagliato di brutto, ha ragione Flavia D’Angeli, dove non è riuscito Occhetto è riuscito Bertinotti, ma a sinistra è imperdonabile, e sottolineiamo imperdonabile, l’errore di sinistra critica e PCL di non correre insieme. I motivi li conoscono tutti, è prevalso il protagonismo e il settarismo di pochi (il risultato li ha condannati), ma abbiamo distrutto l’occasione del secolo di avere un partito, o un cartello, a sinistra che faccia riferimento al trozkismo e ai movimenti di alternativa che sia più forte della sinistra governista. Potevamo aprire un grande spazio e offrire un alternativa e l’abbiamo buttata alle ortiche.
Oggi fa rabbia sentire alcune dichiarazioni. Fa rabbia notare che i gruppi dirigenti la lezione non l’hanno capita e che qualcuno si aggrappa a simboli. Nessuno ha capito che ha fallito la linea compatibilista, la politica dei due tempi e quella della limitazione del danno, la mera sommatori di partitini, la partecipazione ai governi borghesi, l’abbandono delle identità. Ma ha fallito anche l’aggrapparsi ai simboli, la necessità di scaricare le colpe ad altri (squallidi i comunisti italiani in queste ore e di comunisti non hanno proprio niente). Dice bene Nichi Vendola: “ ci hanno percepiti come residuo”. Si un residuo, una brutta copia delle politiche del PD, dei subalterni che non hanno avuto il coraggio di “fare scelte di parte”, dei residui di una società che si evolve (in peggio) e non si riesce più a rappresentare. Ha fallito Bertinotti, ma ha fallito Diliberto, con il suo continuo piagnisteo. È squallido aggrapparsi alla falce e il martello dopo aver votato la guerra, la precarietà e ogni nefandezza padronale. È squallido apparire come il partitino dalla faccia pulita solo perché in dieci anni non si è mai avuta la consistenza politica e numerica per sedersi ai tavoli amministrativi, vedi caso Campania dove il pdci ha sostenuto il progetto Bassolino fin dall’inizio e poi non avendo la forza per entrare nel consiglio regionale (non citiamo i dati che sono molto più scandalosi di quelli di ieri) ha abbandonato il governatore per presentarsi come il partito dalla faccia pulita e che non si è compromesso. Gli elettori hanno punito anche questo.
Allora di fronte alla caporetto della sinistra si preferisce spararsi addosso più che capire che il problema sta nel ricostruire una sinistra anticapitalista, radicale e radicata, che si opponga a tutte le espressioni del liberismo e a tutti i governi borghesi, di movimento e che faccia ciò che dice. Significa che se si vuole ricominciare seriamente questa classe dirigente bisogna seppellirla nella spazzature delle nostre città.
Meglio sparire e non farsi vedere mai più. Anche perché chi ha distrutto la sinistra non può e non deve candidarsi a ricostruirla, altrimenti c’è seriamente un problema di credibilità.
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martedì, 08 aprile 2008

*

Mercoledì 09 Aprile 2008

ore 17.00

 

Teatro Nuovo

via Montecalvario 16 Napoli

 

MANIFESTAZIONE DI CHIUSURA DELLA CAMPAGNA ELETTORALE

 

con:

FLAVIA D’ANGELI, candidata primier

FRANCO TURIGLIATTO, capolista Senato Campania

PINO MARZIALE, capolista Camera Campania 1

 

concerto finale di:

CARLO FAIELLO

DANIELE SEPE

 

performance artistica di:

ANNA TROISE

per info: 3462269212 sinistracritica.av@email.it

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