sabato, 30 giugno 2007

CARO FAUSTO...

Caro Fausto,

scusa se mi rivolgo direttamente a te. Lo faccio non per ottenere una risposta pubblica, perché sono io a rispondere al tuo "invito" a fare presto e subito un nuovo partito di sinistra. E mi rivolgo personalmente a te perché hai parlato da leader. Sei stato e sei il leader di Rifondazione Comunista. La tua statura nella sinistra italiana - e non solo - non è in discussione ma, credimi, per quanto autorevoli e a volte indovinate, le tue suggestioni, subite da decine di migliaia di militanti attraverso anticipazioni di stampa e discorsi di svolta, evidenziano un limite nel vertice del nostro partito, non nella militanza ormai da troppo tempo strattonata e resa passiva. Un limite che si sarebbe dovuto e potuto superare. E che non si è superato non solo per colpa tua. Anzi, nemmeno soprattutto per colpa tua. Perché troppe e troppi dirigenti del partito non hanno "osato" formularti critiche, perché alcune e alcuni si sono spinti fino all'apologia. Mi viene tristezza a leggere certi articoli di critica su Cuba scritti da una persona che per molti anni non solo ti ha incensato quasi tu fossi infallibile, bacchettando prontamente chiunque osasse criticarti. A me è successo e non dimentico, e credo che vedere lo stalinismo solo negli altri sia fin troppo facile e, in fondo, la dimostrazione che la rottura sacrosanta con una certa cultura sia ancora molto lontana da venire. Io, che in gioventù sono stato stalinista, da tempo ho capito che non basta proclamare rotture e denunciare errori ed orrori. Molti anni fa ho deciso di parlare chiaro nelle riunioni come nei corridoi e di contare fino a dieci prima di fare una critica a qualcuno che sta più in basso di me non usando cautele, invece, verso l'alto. Non è stato comodo, ma è stato altamente liberatorio e, in fin dei conti, perfino conveniente, perché almeno ci si conquista un rispetto che non deriva dalla collocazione nella gerarchia, bensì dalla dimostrata lealtà. Questa premessa serve a descrivere lo stato d'animo con il quale ti dico: No, io il tuo invito non lo raccolgo. Sono ostile all'idea che alla crisi e alle difficoltà si risponda con una proposta politicista. E a dire il vero non sono nemmeno d'accordo sulla natura della crisi della "sinistra" e sull'individuazione delle difficoltà che hai indicato. In Italia. come nel resto d'Europa, la disgregazione sociale prodotta dalla ristrutturazione capitalistica si è accompagnata ad una politica muta ed incapace di occuparsi della società. Le diverse destre in Europa hanno fondato una risposta, un'idea come hai detto tu, in sintonia con l'individualismo e con tutti i pensieri reazionari e le paure che, come riflesso condizionato, si accompagnano alla solitudine e alla precarietà sociale. Qui sta la chiave del loro successo elettorale, unitamente a sistemi elettorali sempre meno democratici e rappresentativi. La cosiddetta sinistra moderata è stata ed è neoliberista ed ha devastato, dove ha governato, il proprio blocco sociale sacrificandolo sull'altare della governabilità e delle compatibilità macroeconomiche imposte dalla globalizzazione. Noi abbiamo accettato la sfida del governo sia perché credevamo nella forza del movimento mondiale contro la globalizzazione, che io vedo in crescita e capace di influire sul corso delle cose (basti pensare ai ripetuti fallimenti dei negoziati del Wto), sia perché in Italia una stagione di lotte, anche vincenti, costituivano la base per tentare di invertire la tendenza. Inoltre abbiamo teorizzato intorno ai limiti della politica e di un partito nell'epoca della globalizzazione. Abbiamo visto il limite della natura nazionale del partito ed abbiamo costruito la Sinistra Europea nel continente. Abbiamo individuato il limite della presunta funzione d'avanguardia, o generale che dir si voglia, del partito. Nel senso che abbiamo riconosciuto che i diversi soggetti politico-sociali sono capaci, esattamente come un partito, di esprimere punti di vista complessivi e generali, ed abbiamo con loro impostato un rapporto paritario dentro il movimento. Da qui l'intuizione, tua, del progetto della Sinistra Europea in Italia. Abbiamo proclamato, e votato al congresso, che l'opposizione o il governo sono semplici opportunità. Variabili dipendenti dalla dinamica di movimento che possono contribuire a sviluppare. Abbiamo deciso che il baricentro della nostra azione era collocato nella società e che serviva a costruire l'alternativa di società come motore della trasformazione e della riforma della politica. Fin qui ci siamo, credo. Poi, di fronte alla formazione del Partito democratico e in seguito a risultati elettorali in Italia e in Europa arriva l'idea che bisogna fare in fretta l'unità con altri partiti e che bisogna andare oltre Rifondazione. Qui sta il politicismo del ragionamento. Il Partito democratico apre un vuoto? Non credo. Il Pd è in sintonia con l'americanizzazione della società ed è elettoralmente una risposta coerente con l'impianto liberista dal punto di vista economico e sociale del pensiero di Ds e Margherita. Veltroni, per il quale vedo che fai il tifo, non ha un profilo riformista come dici tu. Lo stile dialogante, che pur va riconosciuto, non può far velo al coerente impianto liberal-democratico di cui è alfiere. Illudersi che l'unità dei partiti che non si collocano nel Pd risolva il problema è un grave errore. Anche perché c'è di mezzo il governo Prodi. E' meglio sviluppare il nostro progetto trovando i punti di unità reali con altri, come stiamo giustamente facendo sul "risarcimento sociale" dicendo esplicitamente che la rottura con il governo non è un tabù o discutere di un contenitore grande e nuovo capace di raccogliere più voti? Non mi si dica che si possono fare entrambe le cose perché è falso. Perché gli altri interlocutori esplicitamente dicono che il governo non può essere messo in discussione e che la vocazione del nuovo partito deve essere l'alleanza strategica con il Pd. Perché nel primo caso c'è il tentativo di riconnettere i temi sociali alla politica e nel secondo c'è l'idea di una sinistra che compete con il Pd condividendone, però, la vocazione governista. Avremmo, come del resto dice Mussi, una sinistra di governo. Sarebbe la morte del nostro progetto più che decennale, che comunque io ho sempre inteso come di lunga lena e non da rimettere sbrigativamente in discussione per questo o quel risultato elettorale. Per giunta hai corredato il tuo discorso con l'esempio dei risultati francesi e dell'unità della Linke. Ma sono esempi sbagliati. Se in Italia avessimo il sistema elettorale francese, anche così come siamo messi oggi, saremmo tranquillamente riusciti ad evitare la frammentazione perfino trovando un candidato comune di tutto il centrosinistra per le presidenziali. E in Germania si sono uniti un partito ex comunista (non comunista come hai detto tu) e un partito uscito dalla Spd che ha rotto con il Partito Socialista Europeo per aderire al nostro partito continentale. E per giunta stando all'opposizione della grande coalizione. Ti sembra un esempio valido per l'Italia? Dove dovremmo unire 4 partiti che hanno 4 collocazioni internazionali diverse ed incompatibili fra loro? Mah! Infine, caro Fausto, non so come andrà la partita con il governo (so che non ne hai parlato per rispetto delle tua veste istituzionale) ma comunque vada penso si debba, da soli o auspicabilmente con altri, convocare una consultazione di massa questo autunno per decidere se continuare a stare al governo o meno. Si confronterebbero così due diverse e contrapposte concezioni della partecipazione, quella di una platea passiva per scegliere un leader e quella alla quale devolvere una responsabilità che non può più essere custodita negli organismi di partiti eccessivamente istituzionalizzati. E non so come si svilupperà la discussione nel partito sull'andare oltre o meno, ma spero, anzi pretendo, che la discussione congressuale sia chiara (vedo troppe posizioni reticenti ed ambigue) e che preceda e non segua atti irreversibili.
Con affetto.

                                                                                        Ramon Mantovani

                                                                                          deputato PRC-SE

ED OGGI LA NOSTRA RIFLESSIONE PARTE ANCHE DA QUI'...

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categoria: politica, comunismo, partito
venerdì, 29 giugno 2007

LA LUNGA NOTTE...

La comunità di iscritti a Rifondazione del nostro circolo sta attraversando un rifondazione_2006momento molto difficile. Domani nell'assemblea cercheremo di sintetizzare una posizione comune. Ma si discuterà anche delle dimissioni del segretario e di alcuni membri del direttivo. Le motivazioni risiedono nella fase che sta attraversando il partito.

C’è a livello nazionale, una grossa difficoltà. Evidente è la profonda distanza che oggi esiste tra i compagni “di base” e la dirigenza, che si è rivelata assolutamente incapace di interpretare la presenza all’interno di un governo. Il clamoroso errore di valutazione da parte di Fausto Bertinotti, che scelse il prestigio di una carica istituzionale anziché portare in maniera massiccia la forza delle nostre idee nel governo del paese ha rappresentato un tradimento a chi da noi si sente rappresentato. Davanti al capo larga parte del gruppo dirigente ha preferito non formulare critiche e anzi si è rivelata pronta a seguire, senza aprire bocca, le virate persino ideologiche che hanno caratterizzato gli interventi del non infallibile  leader del partito. Oggi, dinanzi a molti militanti in fuga e a un elettorato che sente sempre meno rappresentate dal prc le proprie istanze, si sceglie una strada politicista quale la formazione di un’aggregazione complementare al partito democratico, una sponda in un’ottica tutta interna a una prospettiva di governo. Una scelta in netta discontinuità col nostro percorso. Con la speranza di raccogliere qualche voto in più, si sceglie di spostare il centro della nostra attenzione dai contenuti al contenitore. Si rinuncia a larga parte del nostro progetto politico e soprattutto si abbandona la straordinaria idea che tutti abbiamo contribuito a costruire di un partito la cui azione risede nelle contraddizioni della società e non nelle “stanze dei bottoni”. Si abbandona l’idea di un’alternativa secondo cui il governo insieme a forze liberiste può essere in alcune fasi uno strumento ma non è il fine. Si è rinunciato alle parole chiare: mentre le destre recuperano ovunque grazie alla capacità di fornire risposte, ovviamente a mio avviso inaccettabili, ai bisogni delle comunità, nel partito è manifesta un’inaccettabile debolezza progettuale.
E in Irpinia, lo stato di Rifondazione Comunista è peggiore.
L’organismo dirigente, il comitato politico, si è da tempo svuotato di contenuti politici e si è ridotto ad essere (quelle rarissime volte che viene convocato) una conta fatta a colpi di ordini del giorno e di mani che si alzano al cenno di questo o quell’altro. Da mesi la segreteria provinciale, con soli tre membri, vegeta. Neppure dopo le dimissioni di Della Pia e D’Alessandro, il segretario Imbriano ha voluto aprire un serio confronto. L’apprendere poi che la segreteria e l’esecutivo regionali hanno dei nuovi membri irpini e che questi sono espressione del solo segretario provinciale, il quale ha ben pensato di non fare nemmeno un passaggio formale attraverso gli organismi competenti per discuterli, conferma un atteggiamento antidemocratico e autoreferenziale. Da noi i rapporti personali e la sudditanza valgono molto di più della militanza. La mia buona fede a riguardo è dimostrata dal fatto di aver sempre rifiutato incarichi più alti, e questo non per lavarmene le mani o per paura di non esserne in grado, ma semplicemente per divergenze di natura politica, come dovrebbe essere sempre. L’unica consolazione all’interno di questa bolgia dantesca è stata sempre rappresentata dal circolo di Avellino da me rappresentato in questa ultima fase. Dico ciò, non perché ne faccio parte, ma perché i compagni di tale circolo hanno dimostrato di lavorare sui temi reali e non sulle chiacchiere riuscendo, malgrado le difficoltà, a portare avanti un enorme numero di vertenze, dagli estimi catastali, agli lsu del comune al tunnel passando per la viabilità di Pianodardine. Sono stato sempre orgoglioso di rappresentare il mio circolo, ma a questo punto non è più possibile tapparsi il naso ed andare avanti per conto proprio. L’amaro apprendimento di essere diventati delle anomalie all’interno del partito solo perché abbiamo voglia di fare, non mi permette più di rapportarmi con serenità alle questioni che necessitano di essere trattate. 
Il segretario uscente del circolo
ALBERTO NIGRO
ed intanto inizia la lunga notte di riflessione...che amarezza! che delusione
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categoria: politica, comunismo, partito
mercoledì, 27 giugno 2007

ECCO LA SOLUZIONE PER L'EMERGENZA RIFIUTI

Caro commissario Bertolaso

Vuoi risolvere la spinosa questione rifiuti?

Ma chi te lo fa fare! Lascia fare ai Comuni…sono molto più pratici. Puoi prendere esempio dal mio Comune, Capriglia Irpina, piccolissimo centro in provincia di Avellino. Qui si che sono davvero pragmatici, sanno come risolvere il problema…

O lo lasciano in mezzo le strade, o meglio nei giardini pubblici dove giocano i bambini:

 24062007083

o i siti di stoccaggio se li trovano da soli, tipo questo:

 spazzatura

Caro Bertolaso!

Ma chi te lo fa fare!!!

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categoria: politica, rifiuti
giovedì, 21 giugno 2007

AMMINISTRATIVE: SECONDA ED ULTIMA PARTE

In questi giorni il mio blog ha avuto un forte aumento di visite, tutto dovuto al famigerato articolo sull’elezioni amministrative nel mio Comune. Ora dopo le vicende che a livello politico mi hanno travolto, e dopo una seria pausa di riflessione sento l’impellente bisogno di fare alcune precisioni in merito a quello scritto e detto in questi giorni.

Nonostante le continue richieste di placare gli animi da una parte, e le minacce di querela dall’altra, io ho ancora qualcosa da dire a certi signori e lo faccio attraverso uno spazio autonomo, libero e personale qual è il mio blog, assumendomi ogni responsabilità.

1)      non era affatto mia intenzione bollare un singolo individuo come mafioso. Ho denunciato solo alcuni atteggiamenti antidemocratici che tanto mi ricordano episodi famosi di un certo periodo storico. Nessuno può negare che le intimidazioni verbali ci siano state durante la campagna elettorale, e questa è una cosa grave, anzi gravissima e inqualificabile, perché chi detiene il potere lo dovrebbe esercitare in nome del popolo e per il popolo e non per i suoi beceri interessi personali. E a chi vorrebbe insinuare che io non ho il coraggio di citare questi episodi dico che si faccia prima un bel esame di coscienza, si guardasse intorno perché anche lui sa benissimo chi ha subito minacce.

2)      Dare del fascista a qualcuno non è affatto un reato, o un offesa se questo si riconosce nei valori della destra autoritaria (ricordo che la scritta MSI sotto un simbolo elettorale significa Movimento Sociale Italiano fondato da un certo Benito Mussolini). O forse la sua collocazione politica è motivo di vergogna? Forse è questo! Perché chiunque si definisce fascista deve provare in fondo al cuore vergogna e mortificazione per aver sporcato l’Italia di sangue con la più feroce dittatura che la nostra terra ricordi. Ai fascisti e pseudo tali va tutto il mio disprezzo. Ma al di là di sporadici episodi anche in questo caso vale il discorso di prima. Io ho denunciato atteggiamenti fascisti. Già la mia aggressione da parte di un povero imbecille (perché solo così si può definirlo) e coperta dalla coltre di silenzio da parte dell’amministrazione che non ha nemmeno saputo prendere le distanze dando solidarietà e chi è vittima di queste porcate è un atteggiamento fascista. Ogni imposizione, anche solo morale, che forza i principi democratici, è un atteggiamento fascista. Quindi non ho detto nulla di scandaloso.

3)      Non ho mai leso la dignità di qualcuno con atteggiamenti o frasi offensive. Io ho sempre dato esclusivamente valutazioni politiche sui nostri amministratori e sull’operato dell’amministrazione stessa. Ci sono ben altri soggetti (grandi intellettuali, professionisti e politici) di questa comunità che hanno definito me e tutti i compagni, amici e compaesani che hanno sostenuto la lista n°2 come “tossici del branco”, ubriaconi e chi più ne ha più ne metta.

4)      Io ho avuto le palle per firmare quel che ho scritto assumendomi tutte le responsabilità, com’è nel mio stile e nello stile della mia parte politica che ha sempre preso le distanze da manifestazioni violente, propaganda disgustosa, offese personali (giusto per ricordare a lor signori che la valutazione prettamente politica su un eventuale incompatibilità etica di un amministratore non è un offesa personale). E quando aveva qualcosa da dire l’ha sempre detta senza mezzi termini e firmando sempre quel che è ha scritto.

 

A questo punto la domanda è lecita!

Ma chi si è permesso di insinuare qualcosa sul mio conto o ha tanta voglia di querelarmi per diffamazione ha tanto la coscienza pulita? È talmente un’anima candita, un politico onesto da poter salire sul pulpito?

Io credo proprio di no!!!

Il problema è che questa amministrazione ancora non è in grado ne di amministrare seriamente, ne di reggere il peso di una politica seria. Ma non è capace nemmeno di sopportare il clima pesante che stesso loro hanno creato. Ma cosa ci si può aspettare da chi ha vinto l’elezioni ne per un ampio consenso politico, ne per meriti? Solo questo giustifica l’inottemperanza amministrativa e politica. Basta pensare alle affermazioni del sindaco nel consiglio comunale di insediamento sulla linea ADSL (“per questo servizio alla telecom contano più le amicizie che le delibere di un consiglio comunale”) e sui macabri necrologi stilati da qualche suo uomo per la seconda lista (“non ne sono a conoscenza”- “non mi interessa”), mentre il paese era tappezzato. Questo uomo ha, due minuti prima, giurato fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione repubblicana, che bandisce dal nostro ordinamento manifestazioni di intolleranza, odio e clientelismo, delegittimando ancora una volta la libera espressione del consiglio comunale e la sua funzione di guida della comunità civile.

I tanti attesi interventi dei gerarchi non ci sono stati, a loro non serve parlare con la comunità, a loro serve conservare i luoghi di potere che garantiscono l’allargamento dei portafogli e patrimoni. A loro basta camminare defilati dalla gente, soli come cani, sperando di incutere timore con quei “buonasera” in stile siciliano (con tutto il rispetto per gli onesti amici siciliani-si capisce il senso).

Ma io non ho paura di nessuno e per questo che da qui lancio un appello al sindaco:

per favore dimettiti, fai uno scatto di dignità. Vattene a casa. Evita ulteriori sciagure per questo paese già disastrato, anche per colpe di una precedente classe dirigente, perché non bisogna mai nascondersi dietro un dito. Ogni uomo ha dei talenti, delle doti. Tu ne avrai tantissime, e nessuno le nega, ma non sei capace di fare il sindaco, di fare politica in generale. È un gesto che ti permette di uscire da signore da una scena politica sporca e contorta. Ti permette di salvarti da molta gente prepotente che hai attorno. Fallo per Capriglia.

E concludo rivolgendomi ai potenti dell’amministrazione dedicando loro una poesia di Pier Paolo Pasolini: “si muovono come atroci, ridicoli, pupazzeschi idoli mortuari. In quanto potenti essi sono gia morti”. E penso proprio che non ci sia bisogno di commentare.

 

Ah! Per chi non l’ha capito sono sempre io

MARIO GUERRIERO

uno dei tossici del branco

 

200505caprigliairpina

CAPRIGLIA SVEGLIATI
CAPRIGLIA SDEGNATI

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categoria: politica, florilegio
lunedì, 18 giugno 2007

NOI STIAMO DALLA PARTE DEGLI ARIANESI

Nel secondo comune più grande della nostra provincia, è in atto un'importante mobilitazione.
Una folle scelta da parte del governo ha imposto la riapertura (ufficialmente solo per venti giorni) della discarica di Difesa Grande. Ha ragione il sindaco (di centrodestra) di Ariano a dire che è un ingiusto attacco alla popolazione. Per anni in quella discarica è stato messo di tutto; il tardivo sequestro dell'area e l'annunciata bonifica sembravano ridare dignità alle sacrosante rivendicazioni di un popolo che subisce come altri, più di altri, la pessima gestione dei rifiuti in Campania. Oggi quelle conquiste vengono messe in discussione che priva di poteri la comunità e persino la magistratura .
Qualche giorno fa al commissario straordinario per l'emergenza Bertolaso è stato impedito di accedere nel Municipio. Si è parlato di violenza da parte dei manifestanti persino sui giornali nazionali. Qualcuno forse sarà processato. Il solito "rigirare la frittata" da parte delle istituzioni campane che si ostinano a non ripensare tutto il ciclo della raccolta e del trattamento dei rifiuti.
Non è solo una questione emotiva. Noi stiamo dalla parte degli aririfondazione_2006anesi.

Partito della RIFONDAZIONE COMUNISTA

Circolo Ernesto “Che” Guevara di Avellino

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categoria: varie, politica
domenica, 17 giugno 2007

NASCE LA "COSA" EUROPEA

Tra la straordinaria manifestazione del Gay Pride di Roma, la minaccia di spodestamento di Prodi da parte del senatore Lamberto Dini e le accuse di “area irrespirabile” da parte dello stesso Premier all’opposizione, c’è un fatto politico importantissimo a sinistra: la nascita della Sinistra Europea. Il palco della Fiera di Roma teatro del memorabile evento, pietra angolare della sinistra”di lotta e di governo”, soggetto a rete pacifista, laico e antiliberista a disposizione di tutti.

Ma come scrive Matteo Bartolucci oggi su il manifesto, la sinistra europea che doveva essere un punto di arrivo, oggi si trasforma in punto di partenza per l’unità di tutta la sinistra, un processo come lo definisce Giordano “irreversibile, decisivo per l’oggi e strategico per il domani”. E ha ragione il compagno Giordano, perché la sinistra europea è il naturale sbocco del cammino fatto da rifondazione negli ultimi anni: quello della totale fiducia al governo, o meglio la scelta del governo come fine ultimo dell’azione politica. Per questo la S.E. non Sinistra-Europea-trasparentè una pietra angolare, ma tombale per la sinistra che ancora una volta viene sacrificata. Il progetto bertinottiano forza un ordine politico fondamentale per rifondazione, quello della contaminazione con i movimenti, cercando di mettere gli stessi all’interno del calderone, di egemonizzarli. È indiscutibile che un soggetto di ampio respiro, che guarda alla dimensione continentale, all’unione di diverse storie ed esperienze per uscire dalla gabbia della guerra globale permanente e del neoliberismo sia importantissimo, ma questo perde di importanza quando lo si riduce di nuovo alla forma nazionale.

Ma a chi parla questa sinistra europea e che linguaggio parla?

Questo progetto parla il linguaggio del governo, di quel governo che tartassa i lavoratori facendo finanziare lacrime e sangue, costruisce basi militari a Vicenza, rifinanzia la guerra e non ha intenzione di legalizzare le coppie di fatto. E parla a quella sinistra orfana di idee con l’ipocrisia di parlare al movimento, che dopo la frattura del 9 giugno si riscopre sempre più antagonista per aspirazioni, bisogni, interessi e mentalità rispetto al partito. È l’ennesimo tentativo di recuperare la frattura, di farci credere che il partito di lotta e di governo esiste ancora. Forse esiste ma nei sogni di Giordano, Bertinotti e Diliberto. A proposito di quest’ultimo filosofo della politica. Lo stalinista Diliberto si è presentato al congresso fondativo dicendo che a lui la sinistra europea non sta bene perché è solo un allargamento di rifondazione comunista (a lui i movimenti fanno schifo, ci definì barboni all’alba del G8 di Genova), ma è giunto il tempo di unire la sinistra e di farlo subito. Si da anche una scadenza: in autunno. Gioisce Oliviero che il figlio prodigo è tornato a casa, che l’eretica rifondazione si è riconvertita alla governabilità. Poverino ci ha sperato per ben otto anni. Ora si che tra PRC e PdCI non c’è differenza: tutti e due finanziano la guerra. Quindi la sinistra europea e il cantiere delle sinistre camminano parallelamente ma fin quando nessuno lo sa. E intanto a Berlino con la fusione del PDS e LINKSPARTEI nasce DIE LINKE (la sinistra). Nome geniale nella sua brevità, perché zittisce la querelle tra comunismo, socialismo, socialdemocrazia e quant’altro, trovando tutti d’accordo. E Bertinotti, da presidente della sinistra europea, battezza questo nuovo soggetto lanciando un monito a tutta la sinistra italiana: “la sinistra sia unita o sarà la catastrofe”. Come dire socialismo o morte. Noi preferiamo dire comunismo o morte e non ci accontentiamo di un semplice calderone dove buttare tutto. E non assisteremo impassibili alla lenta eutanasia di rifondazione comunista. Per parte nostra ci impegneremo a costruire quella sinistra che Rifondazione è stata e che oggi non è più: una sinistra anticapitalista, ecologista, femminista, internazionalista. Lo faremo con le forze disponibili ma soprattutto lo faremo dentro i movimenti di opposizione sociale, anche al centrosinistra. E ci auguriamo che il resto dell’opposizione interna a Rifondazione partecipasse a questo progetto altrimenti, oltre a rendersi complice di questa deriva si condanna alla sparizione.

La sinistra europea non risolve i problemi della sinistra italiana, ma è solo la fusione a freddo di piccoli soggetti che ridiano al partito il consenso perso. E una sinistra così non ci interessa.

Siamo fuori.

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venerdì, 15 giugno 2007

UNA VEROGNA TUTTA ITALIANA

foto_preha

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categoria: politica, florilegio
mercoledì, 13 giugno 2007

A QUEL CHE RESTA DI RIFONDAZIONE...

Dopo il mea culpa della segreteria nazionale di Rifondazione e le vicende che stanno scombussolando la vita interna del partito dedico questa poesia di Majakovskij a tutta la dirigenza di Rifondazione, soprattutto a chi si è reso partecipe di questo disastro.

NON RINCHIUDERTI PARTITO NELLE TUE STANZE, RESTA AMICO DEI RAGAZZI DI STRADA

rifondazione_2006

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categoria: comunismo, partito, florilegio
domenica, 10 giugno 2007

SEMPRE PIU' INCOMPATIBILI CON LA GUERRA MA ANCHE CON CERTA SINISTRA

La politica è la capacità di dare risposte concrete ai reali bisogni delle persone. E quando i politici, o Mario(73)pseudo tali, si dimenticano di questa breve ma essenziale verità, non devono meravigliarsi che ci sia gente che scende in piazza e s’indigna di questa politica. Ieri pomeriggio da piazza Esedra a piazza Navona non abbiamo solo manifestato tutta la nostra disapprovazione nei confronti delle politiche liberali e di guerra permanente del presidente Bush, ma anche contro quelle di un governo che ci ha tradito e strumentalizzato, e di un partito che cerca di monopolizzare sempre la moltitudine del movimento. E quando il segretario di Rifondazione Comunista Franco Giordano afferma che il corteo non è solo una manifestazione contro l’America, ma anche contro il governo e il suo partito, mi verrebbe voglia di rispondere: -si compagno segretario questa manifestazione è anche contro Rifondazione che inevitabilmente si è messa fuori dalla comunità dei movimenti, per riprendere una vostra espressione. E se rifondazione si colloca fuori dai movimenti noi non possiamo far altro che prendere atto della situazione e collocarci noi fuori dal partito, perché questo partito si è appiattito sul governo sacrificando sull’altare della fiducia a guerrafondai tutto il movimento in tutte le sue forme. Ieri a fianco di disobbedienti, no global, immigrati e associazioni si sono collocate quelle forze politiche che cercano in questo bacino di persone la base per costruire un cambiamento radicale, quelle forze politiche che ancora scommettono su una sinistra di piazza e non di governo. Tra queste forze c’era anche la nostra, c’era Sinistra Critica, minacciata di espulsione nel caso avrebbe di nuovo disobbedito alle linee del partito. Noi abbiamo disobbedito senza paura, perché stare dentro o fuori ad un partito non ci crea problemi e soprattutto non ci fa perdere di vista l’obbiettivo principale: dire no alla guerra in tutte le sue forme senza se e senza ma. Noi ci siamo sentiti autorizzati a tirarci fuori da una sinistra falsa ed ingannevole che sta soffocando l’idea per cui è nata, sta uccidendo la sua vocazione e noi non vogliamo morire perché il movimento è vita, noi siamo la vita e il sale della politica. Non vogliamo risposte da loro, ne sono totalmente incapaci, ma da noi stessi rispondendo alle nostre esigenze e le nostre aspirazioni. Se a piazza del popolo c’erano poco meno di duemila fantasmi e nel corteo duecento mila un motivo ci sarà, e faranno bene i cari Giordano Diliberto e compagni a interrogarsi un po’, a farsi un bel esame di coscienza…

Noi non vi seguiamo più!!!

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categoria: politica, partito
venerdì, 08 giugno 2007

LA MANUTENZIONE ORDINARIA DI SPLINDER HA CREATO DEI PROBLEMI SUL MIO SERVER E SONO IMPOSSIBILITATO A POSTARE E INSERIRE IMMAGINI... SPERIAMO CHE I TECNICI DI SPLINDER SI DECIDONO AL PIU' PRESTO A RISOLVERE IL PROBLEMA ANCHE PERCHE' GIA' HANNO AVUTO MOLTE SOLLECITAZIONI. PERTANTO IL BLOG E' MOMENTANEAMENTE FUORI USO... VI ASPETTO PERO' NUMEROSI IL 9 GIUGNO ALLE ORE 15.00 A PIAZZA ESEDRA (ROMA) PER MANIFESTARE IL NOSTRO DISSENSO ALLA GUERRA GLOBALE PERMANENTE E L'INTERVENTISMO MILITARE DEL GOVERNO PRODI. GRAZIE! HASTA LA VICTORIA!
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